Nel 1972, quando scoppiò l'allora scandalo Watergate non ero ancora nato, di conseguenza non posso ricordare con passionale gioia, il successo che potette provare il popolo americano, nel sentire il proprio presidente chiedere pubblicamente scusa.
Le telefonate del Presidente degli Stati Uniti d'America Richard Nixon erano state intercettate e lui si dimise, colto con le mani nella "marmellata" dell'abuso del potere. Tempi in cui i governanti degni di una responsabilità che derivava dal rappresentare nella loro firma e nella loro persona, milioni di concittadini, raccoglievano dentro di se dignità e alto senso dello stato, al punto da dimettersi pur di non infangare un bene supremo al di sopra della loro stessa persona, la morale collettiva e l'orgoglio nazionale.
Per quanti come me, in quegli anni, non erano ancora nati, diversi decenni dopo, un film dal titolo "Frost/Nixon" dette il senso di quelle che furono le interviste del giornalista David Frost ai danni dell'allora presidente dimissionario Nixon.
Il senso semplice e sfacciato del giornalismo e della libertà di informazione, si scontrava nella sua forma più bonaria e pulita, contro quello che rappresentava invece la massima espressione del potere e dell'assoluto controllo.
Erano altri tempi, erano tempi in cui i giornalisti facevano inchieste, facevano interviste, facevano domande, e non le facevano sulla base di gradimenti personali o sulla base dell'orientamento politico della propria testata, le facevano quasi in virtù dello stesso giuramento che spinge i medici a salvare vite umane anche quando queste ultime appartengono ad assassini e criminali, lo facevano insomma per il senso profondo di dovere di cronaca, la responsabilità vera, concreta, di portare sulle proprie spalle, con il lavoro di giornalista, il diritto di informazione dei propri concittadini.
Le uniche interviste a cui siamo abituati in Italia, sono quelle che il presidente del consiglio, alla stregua di tutti gli altri parlamentari, rilasciano nelle tribune televisive, dove difficilmente, salvo qualche rara occasione, vengono contraddetti e all'interno delle quali, mai in assoluta maniera, subiscono le domande che probabilmente ogni cittadino italiano, avendone l'opportunità vorrebbe fargli, salvo essere accompagnati fuori dall'addetto scorta di turno o essere bollati come degli inopportuni sfigati.
Giochetti di parole, in cui viene data loro l'opportunità di elogiare le grandissime riforme fatte, i grandissimi successi ottenuti, ma nessuna obiezione riguardo la loro immorale condotta, le loro assurde e incomprensibili scelte legislative, la loro totale inadeguatezza a rappresentare se stessi, la repubblica italiana ma sopratutto il popolo italiano.
Sarebbe bello, se per una volta, fosse anche solo in via sperimentale, giornalisti e tribune televisive, invitassero non la solita "casta dell'informazione" che per ovvi motivi, spesso e volentieri deve assecondare la "casta politica", ma semplici e sconosciuti cittadini, animati da senso civico e consapevoli delle conseguenza che il legiferare dei nostri politici comporta sulle loro spalle, perchè vissute in prima persona.
Animati da senso di verità e dalla soddisfazione, diciamolo pure, sana e meritata, di poter mettere all'angolo, tutti quei signoroni che dall'alto dei loro vestiti fatti su misura, delle loro auto blu, delle loro scorte armate, dei loro privilegi ingiustificati, dei loro vergognosi stipendi, dei loro immeritati vantaggi (vada per i trasporti gratis, ma le tribune calcistiche? fanno parte del dovere di informazione indispensabile ai parlamentari?) ogni giorno offendono la nostra intelligenza, spacciandosi per statisti e lavoratori dello stato.
Quando e se quel giorno arriverà mai, saremo pronti a rifilare ai nostri signori governanti un bel pò di domande, vere, concrete, che mettono a nudo le competenze e le attidudini della nostra classe dirigente, a rappresentarci in Italia e nel mondo.
David Frost, riuscì a mettere a tappeto, l'uomo considerato in quel momeno uno dei più potenti dell'America, e lo fece senza mezzucci, senza via traverse, senza giochini di corte, lo face attraverso ricerche giudiziarie e intuito giornalistico, e la controparte, l'allora presidente Nixon, forse per coscienza individuale, per senso di colpa, per dovere civico, non solo rispose ammettendo le proprie colpe, non solo diede la soddisfazione a tutti i suoi elettori e non di vedere un responsabile ammettere la propria colpa, fece una cosa ancor più degna di uno statista, chiese perdono per aver infangato con la propria condotta i sogni di milioni di americani, adolescenti, studenti, che dopo il Watergate, avrebbero abbandonato l'idea che la politica fosse qualcosa di pulito, di trasparente e di altissimo, ridiede con le proprie scuse, speranza ai suoi cittadini, ridiede loro la possibilità di credere che divenire un politico voleva dirsi assumersi reponsabilità pesanti ed importanti, e che per ricoprirle e farsene carico, erano necessarie oltre che una capacità di leadership enorme anche e sopratutto una morale pubblica al di sopra di ogni sospetto.
Nixon, seppe non solo fare un passo indietro, ma addirittura permettere a quanti lo meritavano di rialzare di nuovo la testa, orgogliosi di sentirsi Americani.
Ma quelli, come sappiamo erano altri tempi, erano altri uomini, erano anni in cui al governo andavano uomini che desideravano divenire grandi statisti e non tempi in cui al governo andavano uomini che desideravano divenire stipendiati statali.
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